VILLA FRESCHI PICCOLOMINI
In Villa Freschi Piccolomini, struttura imponente di linee rinascimentali, a tre piani con ampio portale d’ingresso, si trova uno splendido giardino composto da parco all’inglese e giardini all’italiana. I primi hanno subito negli anni Venti interventi da parte di Carlo Sigismondo Freschi che fece abbattere i tratti di mura prospicienti il Castello per estendere verso la campagna il parco rimodellato secondo influenze romantiche. In questo vasto spazio vennero ricostruiti dei piccoli boschetti o gruppi di specie cespugliose, arbustive o arboree raggiungibili da un reticolato di sentieri che si sviluppano liberamente, delimitati ai lati da siepi regolari. La villa nell’800 ha ospitato anche Ippolito Nievo.Fra le diverse varietà vegetali emergono alcuni esemplari sia per bellezza che per vetustà: una magnolia (Magnolia grandiflora), un cedro (Cedrus deodora), una sofora (Sophora japonica) e due imponenti olmi (Ulmus campestre). In un boschetto sono anche visibili alcuni esemplari di bosso, un tempo struttura vegetale di un labirinto ormai del tutto scomparso. Nella parte periferica il parco risulta separato dai territori limitrofi per mezzo di una cortina di alberi d’alto fusto.
Diverso è invece lo stato di conservazione del giardino all’italiana posizionato intorno alla costruzione. Probabilmente ha mantenuto nella sezione antistante la villa (giardino d’onore), la tradizionale forma geometrica, anche se coperto solo da specie arboree; un ampio cerchio collocato di fronte all’ingresso principale è delimitato da una serie di platani piantati a ritmo regolare al fine di incorniciare l’area: è questa la cavallerizza così chiamata per l’uso originario cui era destinata. L’area compresa tra la villa e il parco è trattata in parte a cortile in parte a prato, il cui accesso è filtrato da una pergola ricoperta da specie rampicante, unica permanenza dell’antica sistemazione dell’area a giardino all’italiana.
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PALAZZO CECCHINI
Palazzo Cecchini, oggi sede della Biblioteca, è lascito dell’ingegnere ferroviario e filantropo Francesco Cecchini (1819-97), che alla comunità ha conferito anche l’immobile oggi utilizzato come scuola materna. Il restauro degli affreschi dell’abside dell’antica pieve di Sant’Andrea (il portale reca la data del 1477) ha portato alla luce anche il loro vero autore, Gianfrancesco da Tolmezzo, che li ha realizzati agli inizi del Cinquecento.
Palazzo Cecchini di Cordovado
SANTUARIO SANTA MADONNA DELLE GRAZIE
Il santuario della Madonna delle Grazie (1603) è un gioiello d’arte barocca, a pianta ottagonale con un soffitto splendidamente intagliato e dorato da Cataldo Ferrara (1656-58), gli ovali dipinti da Antonio Carneo con figure di Santi e Profeti, le statue a stucco di Andrea dell’Aquila e i dipinti di Antonio Moretto.
Santa Madonna delle Grazie di Cordovado
VARIE
Attività: a settembre si svolge la suggestiva Rievocazione Storica che ricorda le nobili nozze svoltesi nel 1571 tra Riccarda d'Arcano e Francesco Ridolfi di Cordovado.
Il prodotto del borgo: porta il nome di un personaggio del romanzo di Ippolito Nievo, lo Spaccafumo, dolce artigianale fatto con fichi secchi, uvetta, noci, nocciole, pinoli, mandorle, arancini e miele.
http://www.borghipiubelliditalia.it
Il piatto del borgo: “Lengal”, questo tipico piatto della tradizione contadina della zona, costituito dalla lingua di maiale insaccata con la carne di cotechino e che da il nome ad una centenaria sagra nel mese di Agosto. Cotto a lungo, come un cotechino, assieme a varie verdure, viene poi presentato a fette tipicamente assieme alla polenta ed è un piatto che solitamente veniva consumato nel giorno dell’Ascensione, dopo che le semine del granoturco erano terminate e il primo fieno era già stato raccolto.
Rievocazione storica di Cordovado